😢

Sai cosa significa sottoporti a infiniti trattamenti ormonali per avere quel figlio che tanto vuoi e non arriva? Sai che stress comporta al tuo corpo? Nonostante questo il figlio non arriva.
Fase successiva: fecondazione in vitro.
Altri bombardamenti ormonali.
Sai cosa significa farti infilare una sonda nell’utero per raccogliere i tuoi ovuli (molteplici grazie alle bimbe ormonali) mentre tuo marito deposita il suo sperma in un contenitore? Sai cosa significa rifare questa procedura più volte perché quegli embrioni che ti impiantano non attecchiscono? Tu li consideri già figli tuoi e per gli altri sono aborti.
Ti sottoponi a raschiamenti, altre cure, tieni i denti stretti e neghi i lutti che hai nel cuore: quello per i tuoi figli perduti, quello per il tuo corpo che ti tradisce, quello per non avere un figlio da stringere. Poi il miracolo arriva.
Una gravidanza trigemina. Nascono 3 gemelline di 5 mesi, piccolissime. Una muore. Ma tu non puoi piangere. Tu hai le altre due in TIN. Devi tirarti quel microscopico goccio di latte, perché niente fa bene come il latte di mamma, stando attaccata ad un tiralatte come una mucca oppure il latte per lo stress e l’angoscia non ti é venuto e allora ti senti una madre incapace. Incapace di procreare, di mandare avanti una gravidanza, di produrre il latte che può essere il salvavita delle tue bambine.
Ogni volta che entri in TIN hai paura. Paura che i macchinari suonino, che ci sia una necrosi, una infezione, un problema. Hai paura di essere come i genitori che erano attaccati al vetro dell’incubatrice a fianco alla tua e che sono andati via con una piccola bara bianca tra le mani.
Poi ti mandano a casa. E le tue figlie sono in ospedale. Ogni volta che il telefono squilla sai che potrebbe essere per dirti: “mi dispiace ma Sara non ce l’ha fatta” oppure “corra qui che Benedetta sta scompensando”. Alla fine, dopo 4 mesi di questa vita, torni a casa con una bambina cieca, una con problemi motori e forse psichici. Ed in tutti questi mesi non hai neanche potuto piangere la piccola morta. Nessuno ne parla più, tutti ti dicono: “non ci pensare, ci sono Sara e Benedetta”. Tu ti senti affogare. Come farai a essere madre di due bambine che hanno così tanto bisogno di te mentre tu riesci a malapena a uscire dal letto? Ti senti affogare… affogare…. ed allora prendi le tue piccine, vai al fiume e finalmente puoi smettere di annaspare per cercare l’aria per farti finalmente sprofondare, cancellando il dolore….

In questi giorni si é scritto di tutto su Pina.
Ma chi ha mai provato la sua vita? Chi ha mai sentito ciò che provava il suo cuore?
Anche le madri che hanno avuto la gravidanza più semplice ed il bambino più sano a volte si sentono sopraffatte. Prendersi cura di un essere umano completamente dipendente da noi può essere un’esperienza che ci fa sentire inadeguate.
Se questi sentimenti si affacciano cerchiamo aiuto da professionisti esperti.
Parliamone insieme!
La vita é un viaggio che si fa insieme.

Ciao anima buona.

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