OGGI NON TI SOPPORTO

Forse non te lo dirà nessuno, che potrebbe succederti, un giorno, di guardare tuo figlio e di pensare “Oggi proprio non ti sopporto”.

Non te lo diranno, perché significherebbe ammettere che è successo anche a loro prima di te, e questo sarebbe considerato troppo sconveniente, inappropriato. Vergognoso, addirittura. Perché una madre non può pensare una cosa del genere del suo stesso figlio. Sono i figli, a quanto pare, che detengono in esclusiva il diritto di mandare a quel paese i genitori, di biasimarli, di non digerirli e dichiararlo senza peli sulla lingua (ma questo, in effetti, è un altro post).

Non ti diranno che, forse, in una giornata storta, di fronte all’ennesimo moto di irragionevole piccolezza di tuo figlio, ti ritroverai a pensare “Oggi proprio non ti sopporto”, e magari ti scapperà pure di dirglielo tra i denti.

Non te lo diranno, secondo me. E allora te lo dico io. E te lo dico in un giorno in cui io non avrei mai potuto pensarlo, un giorno in cui entrambi i miei figli sono stati impeccabili, collaborativi e tranquilli. Adorabili, a tratti. Te lo dico a freddo, con lucida consapevolezza. Perché non ho alcun problema ad ammettere che a me è successo e che forse succederà ancora.

Verrà, probabilmente, il giorno in cui per un attimo guarderai tuo figlio e penserai che proprio non lo sopporti. Sarà un attimo, un lungo, infelice attimo che verrà e passerà, senza cambiare di una virgola il tuo amore per lui e la tua dedizione nei suoi confronti.

L’amore materno è forse l’istinto più poderoso che esista in natura, ma non c’é niente di edificante o di nobile in questo. Niente di meritorio. Niente che abbia a che vedere con la retorica della maternità che ancora ci inchioda a un senso di inadeguatezza perenne. L’amore materno è una strategia evolutiva che assicura da migliaia di anni la sopravvivenza della specie. È per questo che le madri (e i padri come loro) amano i propri figli in un modo che a volte, necessariamente, ha del sovrannaturale, che contiene in sé qualcosa di trascendente. È per questo che, di solito col sorriso sulle labbra, si sobbarcano anche la fatica e l’onere di occuparsi di un “cucciolo”, o magari più di uno. Perché altrimenti, semplicemente, nessuno di noi sarebbe qui.

Le madri non sono creature miracolate, o speciali, o straordinarie. Non sono perfette. Sono soltanto umane: amano, danno, amano ancora. Ma a volte si stancano, patiscono, addirittura cedono di schianto. E si ritrovano a pensare, magari, che “oggi proprio non ti sopporto, figlio mio”. Ma non per questo lo amano di meno, non per questo sono meno adeguate. Non per questo – te lo dico io perché forse non lo farà nessuno – sono meno madri.

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