Co-Sleeping

49900054 - mother and her son baby sleeping together in a bedroomCo spleeping, i benefici del dormire con i figli nel lettone dei genitori. Fino a tre anni

Gli studi scientifici sono tutti a favore della condivisione del sonno tra madre e figlio. Specie nei primi anni di età. Migliora l’allattamento, si riducono lo stress e la tensione della mamma, si rassicura il piccolo. E in due, insieme, si dorme entrambi meglio.

BENEFICI

In molte famiglie si ripete spesso questa domanda: è giusto dormire con i bambini, quando sono molto piccoli, nel lettone dei genitori? La risposta è che non ci sono controindicazioni, anzi. Non sprechiamo l’istinto materno che vuole vedere la mamma accanto al suo bambino durante la notte: allattamento, coccole e contatto fisico sono necessità fisiologiche. E i recenti studi pedagogici sono a favore del sonno condiviso che non è giudicato un “vizio” del neonato ma una necessità della diade madre-figlio.

FINO A QUANDO 

I bambini dovrebbero dormire nel lettone di mamma e papà fino all’età di tre anni. È quanto afferma il Dottor Nils Bergman, pediatra presso l’Università di Città del Capo in Sudafrica, che in un suo studio sostiene che dormire nel letto della mamma fornisce ai neonati un riposo migliore di quello che si avrebbe nella culla, perché il cuore del neonato in culla è sotto stress rispetto a quando dorme vicino alla mamma. Inoltre, dormire da soli, sempre secondo il Dott. Bergman rende difficile il legame tra mamma e bambino.

L’argomento della nanna di un neonato è delicato e controverso. Le teorie sui metodi per far dormire i bambini sono talmente tante che non basterebbe un manuale per elencarle tutte.

COS’È 

Sostanzialmente è composto di due parole: sleep dormire e co insieme. Ci sono diverse teorie a riguardo che vanno dal dormire nello stesso letto con mamma e papà, al dormire nello stesso letto con fratelli e sorelle.

VANTAGGI

Sostanzialmente, nelle prime settimane di vita del neonato, mamma e bambino dormono nella stessa stanza per via dell’allattamento notturno. Poi le nonne, le mamme e i vicini di casa avvertono che l’abitudine del figlio a dormire in camera diventerà un “vizio” e non dormirà mai più da solo. Invece, come ci racconta la pedagogista Mariaelena La Banca “dormire insieme spesso rassicura le mamme un po’ ansiose perché sanno di avere il bimbo accanto e di poter accorrere ad ogni richiamo e, nello stesso tempo, rassicura i bimbi un ansiosi perché, se si svegliano durante la notte, sanno che i loro genitori sono lì e si riaddormentano più facilmente. La maggior parte delle madri attente ai bisogni del bambino, risponde in maniera costante, coerente e sensibile alle richieste di vicinanza e di rassicurazione. Così nel tempo il bambino si tranquillizza e finisce per sapere che la mamma, anche se non c’è, è pronta ad accorrere al bisogno. Il neonato che non viene ascoltato smetterà di piangere e chiamare a poco a poco capendo che il pianto non serve per far comparire la sua mamma.

SICUREZZA INTERIORE

Paradossalmente, più al bambino verrà data la possibilità di stare vicino alla madre quando lo richiede, più sarà capace, in seguito, di stare da solo. Più verrà accolto il suo desiderio di dipendenza quando è piccolo, più facilmente diventerà, in seguito, autonomo.
Trascurare sistematicamente le richieste di vicinanza del bambino o rispondervi in maniera incostante rallenta o ostacola questo processo di formazione della “sicurezza interiore”.

CONCLUSIONI

Pertanto si può concludere che ogni madre sa che il bimbo piccolo può chiedere di stare vicino di notte soprattutto quando è più piccolo, quando ha paura, quando è malato, quando è ansioso per qualunque motivo e che fornire un “co sleeping a richiesta” come si fa con l’allattamento è probabilmente la strategia più giusta

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